L’acqua: un bene da difendere e da gestire bene

Gli articoli della legge approvata dalla Maggioranza in Parlamento riguardante le modalità di affidamento e di gestione del ciclo dell’acqua, dalla captazione alla depurazione, non rappresentano una soluzione seria ed efficace ai problemi ed alle criticità che esistono nel settore della distribuzione e della gestione del ciclo idrico nel nostro Paese.

Innanzitutto, a dispetto dei proclami governativi sul federalismo, non tengono in alcuna considerazione le grandi  differenze delle situazioni, strutturali e gestionali, esistenti; perciò anche la nostra Regione sta valutando le condizioni per un ricorso contro la normativa approvata.

Affidare semplicemente la gestione dell’acqua ai privati non significa avere la certezza che la stessa sia efficiente e che vengano fatti gli interventi necessari per risanare le reti e far funzionare la distribuzione e la depurazione. Abbiamo l’esperienza, verificatasi in alcune aree del nostro Paese, di affidamenti, con tanto di gare, a società controllate da multinazionali che non hanno avuto come conseguenza né gli auspicati miglioramenti del servizio né adeguati investimenti, ma soltanto l’aumento delle tariffe.

L’acqua è un bene pubblico da salvaguardare e tutelare come diritto fondamentale di ogni persona, quindi deve essere garantita come servizio pubblico universale; non può essere considerata una merce da libero mercato sulla quale conseguire il massimo profitto.

Occorrono regole chiare per garantire la qualità dell’erogazione dell’acqua e dei livelli di depurazione, con un controllo pubblico reale sulla gestione del servizio e sulle tariffe.

La valorizzazione economica dell’acqua non deve andare a vantaggio di pochi, ma deve servire per la tutela e lo sviluppo del territorio montano che è il “titolare morale” di questo bene, che deve restare universale, essere ben governato nell’interesse collettivo ed essere soggetto ad un efficace controllo pubblico.