Alpini dal Tanaro al Don

DAL TANARO AL DON, GIORGIO FERRARIS RIPERCORRE LE VICENDE DEGLI ALPINI IN RUSSIA
“Alpini dal Tanaro al Don” di Giorgio Ferraris non appartiene alla categoria dei libri storici o delle ricostruzioni, spesso fini a se stesse, dei tragici eventi che molte generazioni di giovani dovettero subire sul fronte russo, durante la Seconda Guerra Mondiale, senza spiegazioni, senza motivazioni, è, invece, un testo che alterna considerazioni lucide ed estremamente significative dell’autore a testimonianze tratte da fonti diverse, ad un vero e proprio patrimonio fotografico raro e di grande impatto emotivo.
Questo libro, simbolo del grande legame dell’autore con il territorio nel quale vive, è nato per ripercorrere alcuni aspetti della tragedia che hanno riguardato alpini reclutati nel Cuneese e che hanno avuto origine in Alta Val Tanaro.
Pagina dopo pagina, attraverso immagini e dolorosi racconti che toccano la sensibilità del lettore anche a distanza di molto tempo da quei tristi fatti, ci troviamo ad accompagnare, in un immaginario cammino, le tradotte partite da Garessio verso il fronte russo negli ultimi giorni del 1942 e a seguire questi ragazzi attraverso le steppe gelate e coperte di neve della Russia, distese bianche che sembravano non finire mai e che sarebbero state la tomba di molti di loro, a causa non solo della guerra, ma anche del freddo al quale non erano preparati, della mancanza di viveri e vestiario, della prigionia nei campi di concentramento.
Da tutte le testimonianze traspare chiaramente come una generazione di giovani venne sacrificata senza pietà a causa delle decisioni sbagliate e folli di pochi, eppure, in tutti gli avvenimenti narrati non si percepisce un senso di sconfitta, di abbattimento, di morte, infatti viene continuamente sottolineato come, in circostanze tanto tremende, fiorirono episodi di generosità, di coesione, di solidarietà, anche da parte delle popolazioni locali che, in quei ragazzi provenienti da una terra lontana, non videro un nemico, bensì esseri umani da soccorrere ed aiutare.
Grande attenzione dell’autore è rivolta a coloro che, dispersi, non solo non fecero ritorno a casa, ma furono, invano e con grande speranza, attesi dalle proprie famiglie.
“In molte borgate” scrive Giorgio Ferraris “delle nostre valli, davanti alle chiese, sono state poste delle lapidi con l’elenco di quelli che sono partiti dal paese per andare a servire la Patria e non sono ritornati; sovente esse contengono più nomi degli attuali residenti. In conseguenza di quella guerra disastrosa ai nostri paesi ed alle nostre vallate è venuta a mancare una generazione di giovani, alle famiglie sono mancati i figli ed, in qualche caso, i mariti, che sono stati aspettati ed attesi con ansia per anni, a volte per decenni”.
Il dramma ha toccato coloro che sono rimasti, condannati a vivere in un limbo, quello dell’incertezza della morte del proprio caro lontano.
L’uomo per propria natura non si rassegna e preferisce attendere, aggrappandosi ad una speranza per quanto fioca e debole possa essere.
Nelle pagine di Giorgio Ferraris possiamo vedere, uno dopo l’altro, i volti di padri e madri che hanno trascorso l’esistenza nell’attesa vana di una notizia che portasse loro, in un senso oppure nell’altro, una risposta definitiva.
Purtroppo molti di loro sono morti senza ricevere questa risposta, raccontandosi, giorno dopo giorno, che i propri figli, forse, avevano deciso di fermarsi in Russia e ricostruirsi là una nuova vita.
Ferraris, figlio di un reduce, alpino del Battaglione Mondovì, che tornò dalla Russia segnato nel fisico e nell’anima tanto da avere difficoltà nel parlare di quelle vicende delle quali fu involontario protagonista, ha deciso, quasi per una sorta di risarcimento nei confronti di tutti gli alpini della Cuneense, di realizzare questo libro che aiuta tutti noi a conoscere, a non dimenticare, a riflettere per poter guardare la nostra vita da un’angolazione diversa, in un modo differente, sicuramente con più rispetto e attenzione.
L’autore non ci fornisce spiegazioni, non vuole imporci dei “perché” questi eventi tanto tremendi sono accaduti, semplicemente ci presenta i fatti e si affida alla nostra comprensione, al nostro giudizio, alla nostra capacità di discernere, di capire, sicuro che, alla fine della lettura, avremo fatto nostro qualcosa di importante sulle orme dei “tanti giovani delle nostre vallate che hanno perso la vita nelle steppe russe e, al tempo stesso, ai pochi che sono riusciti a tornare a casa, ma in quelle terre lontane hanno lasciato la giovinezza”.
…………………………………………………………………………………………………………
La recensione del libro di Giorgio Ferraris è stata curata da Barbara Castellaro, giornalista e scrittrice, che collabora con il Gruppo Consiliare del Partito Democratico.
Tre i libri pubblicati fino ad ora per le Edizioni Visualgrafika:
“Ramblas. Torino – Barcellona: andata e ritorno”
“Le voci del silenzio”
“Era più bianca la neve”